VASCO
BRONDI

DISCOGRAFIA · TESTI E TRACKLIST

PER ORA NOI LA CHIAMEREMO FELICITÀ

ASCOLTA
  1. Cara catastrofe
  2. Quando tornerai dall'estero
  3. Una guerra fredda
  4. Fuochi artificiali
  5. L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici
  6. Anidride carbonica
  7. Le petroliere
  8. Per respingerti in mare
  9. I nostri corpi celesti
  10. Le ragazze kamikaze

CARA CATASTROFE

sventoleremo le nostre radiografie per non fraintenderci ci disegneremo addosso dei giubbotti antiproiettile costruiremo dei monumenti assurdi per i nostri amici scomparsi vieni a vedere l'avanzata dei deserti tutte le sere a bere e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge vedrai che scopriremo delle altre americhe io e te che licenzieranno altra gente dal call center che ci fregano sempre che ci fregano sempre che ci fregano sempre che ci fregano sempre cara catastrofe le impronte digitali e di notte le pattuglie che inseguono le falene e le comete come te tra le lettere d'amore scritte a computer che poi ci metteremo a tremare come la california amore nelle nostre camere separate a inchiodare le stelle a dichiarare guerre a scrivere sui muri che mi pensi raramente che ci fregano sempre che ci fregano sempre che ci fregano sempre che ci fregano sempre e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge adesso che sei forte che se piangi ti si arrugginiscono le guance e per struccarti useranno delle nuvole cariche di piogge adesso che sei forte che se piangi ti si arrugginiscono le guance

QUANDO TORNERAI DALL’ESTERO

Le morti bianche le cravatte blu il tuo fuoco amico l’eyeliner per andare guerra nell’estrema sinistra della galassia dove per l’umidità del garage la nostra anima che ansimava era per un’occupazione temporanea era una gara di resistenza partigiano portami via saremo come dei dirigibili nei tuoi temporali inconsolabili dammi cinquanta centesimi dammi cinquanta centesimi non mi ero accorto che i tuoi orecchini per i riflessi lanciavano dei piccoli lampi non avevo capito la direzione dei tuoi sguardi che siamo donne siamo donne oltre il burka e le gonne metteremo dei letti dappertutto dei materassi sporchi volanti si sparse dovunque l’odore dei disinfettanti saremo come gli aironi che abitano vicino al campo nomadi andremo ancora a letto vestiti come ai tempi dei primi freddi e degli elenchi telefonici sui reni delle scintille che facevi ti diranno che sei poco produttiva proprio adesso che l’america è vicina è come arrivare sulla luna in fiat uno come lavorare in cina ma sei sempre il sole che scende in un ufficio pubblico per appenderci un altro crocefisso e di sera nelle zone artigianali per tradirsi per brillare come le mine e le stelle polari e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto e tu tornerai dall’estero forse tornerai dall’estero e tu tornerai dall’estero forse tornerai dall’estero Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere Adesso che quando ci parliamo i nostri aliti fanno delle nuvole che fanno piovere


UNA GUERRA FREDDA

Gli strascichi delle nostre ombre lunghe come tutta via venti settembre avevi ancora le tue nausee e noi respiravamo forte con le transenne tra le costole che il nostro ridere fa male al presidente mi parlavi di risorse limitate della tua pelle rovinata e di eclissi per non rivederci che a forza di ferirci siamo diventati consanguinei dici questa città non ci morirà tra le braccia dici questa città non ci morirà tra le braccia Gli strascichi delle nostre ombre lunghe come tutta via venti settembre non c’è un cazzo da piangere spareremo dei forse da tutte le finestre venderemo le nostre ore a sei euro lasceremo delle scie elettroniche e di notte le esalazioni di monossido di carbonio del nostro amore e le cicatrici sui volti dei magrebini distrutti come dei paracarri il ronzio del lavoro di tutti dei nostri tribunali aperti tutte le notti dei processi di tre anni sui letti dell’ikea distrutti esplosi come le stazioni come quella sera che ti eri sciolta i capelli come le portiere sbattute che da lontano ti sembravano degli applausi e posso darti degli altri nomi stupidi degli altri campi gelidi mi urli che il tuo cuore non è un bilocale da trecento euro al mese andremo a roma a salvare le balene Gli strascichi delle nostre ombre lunghe come tutta via venti settembre vogliamo anche le rose e delle stelle tra le costole tra le tue occhiaie azzurre perché preferiamo perdere le luci di dicembre delle raffinerie di ravenna perché è una guerra fredda perché è una guerra fredda gli altri sono svenuti sotto i portici sotto i nostri cieli indecifrabili altre eclissi per non rivederci che a forza di ferirci siamo diventati consanguinei dici questa città non ci morirà tra le braccia dici questa città non ci morirà tra le braccia

FUOCHI ARTIFICIALI

il vapore acqueo delle nostre illusioni con le costole fragili come certi balconi meridionali come le repubbliche democratiche fondate sui telespettatori e certi cieli bianchi bianchi come i tuoi polsi quasi trasparenti è notte non brillano i capelli per quanto decolorati per quanto sporchi in macchina sull’argine stavamo volentieri scomodi ad appannare i vetri a disegnare dei profili gli elettrocardiogrammi piatti di tutti invece dai tuoi occhi partivano dei missili invece dai tuoi occhi partivano dei missili ci guardavamo riflessi sulle vetrine arrivederci amore tra otto ore andremo ad abortire tra i campi di mimose tieni le lacrime per irrigare questo mare nero nero mare ci troveremo a camminare tra le fabbriche lunghe come l’orizzonte per una constatazione amichevole del nostro niente e avremo gli occhi lucidi come le mercedes e avremo gli occhi lucidi come le mercedes e avremo gli occhi lucidi come le mercedes e avremo gli occhi lucidi come le mercedes


L’AMORE AI TEMPI DEI LICENZIAMENTI DEI METALMECCANICI

era per questioni condominiali e sentimentali per disegnarti sulla schiena delle strisce pedonali per distruggere una fabbrica perché è troppo malinconica era per i tuoi occhi all'ufficio degli oggetti smarriti fare l’amore nei container tra i file di ricordi e non poterti raggiungere perché ci sono le targhe dispari e i nostri venerdì neri i tuoi miracoli economici i lunedì difettosi accompagnami a raccogliere i petardi che non sono esplosi il nostro scambio d'organi ha imbrattato le pareti dobbiamo ridipingerle e andremo a prendere freddo da qualche parte e andremo a prendere freddo da qualche parte era per questioni condominiali e sentimentali per gli scontri tra gli interregionali e i treni merci per i diluvi universali dei tuoi pianti era per l'altamarea nei nostri sguardi per i cieli dipinti con i pennarelli scarichi e altri cieli coperti dai copertoni bruciati e dai tuoi sbattimenti dai nostri martedì magri dai tuoi voli aerei economici da altri lunedì difettosi accompagnami a raccogliere i petardi che non sono esplosi il nostro scambio d'organi ha imbrattato le pareti dobbiamo ridipingerle è l’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici è l’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici

ANIDRIDE CARBONICA


Chiudi tutti i cancelli le tue porte blindate le tue braccia magre le tue celle frigorifere chiudi le tue gambe bianche i mari rossi le finestre e chiudi bene le tue frontiere non parlarmi degli archi parlami delle tue galere delle nostre metafore delle case inagibili dei nostri voli rasoterra e fuori la crisi finanziaria e ronde di merda nel regno dei cieli grigioneri chiamale se vuoi esplosioni nei mercati i nostri corpi separati parlami degli scooter scheletrici bruciati dei cani in A1 dei tuoi viaggi di dieci chilometri dei discorsi dei tossici storici dormiremo nei letti prosciugati dei fiumi surrogati di sogni parlami delle migrazioni dei rumeni e delle rondini e dei gabbiani intercettati dai reattori degli aerei dell’ora in cui si alzano i pendolari e i guerriglieri degli occhiali neri di pasolini e dei figli degli industriali che i sogni siano sintomi siano armi nucleari che i sogni siano sintomi siano armi nucleari chiudi tutti i cancelli le tue porte blindate le tue braccia magre le tue celle frigorifere chiudi ermeticamente le tue gambe i mari rossi le finestre ti lascio le tue basi aeree non dirmi dei palazzi parlami delle tue galere delle pianure delle corriere che tornavano dalle discoteche delle regine delle autobombe e delle rate disperate le notti dei fuochi e dei detriti i nostri scudi di plexiglass le nostre parole che sono solo anidride carbonica e bombe a grappoli dai cieli con dentro i tuoi curriculum inverosimili un lavoro di merda amore l’aria rarefatta la maggioranza silenziosa che come un supermercato per me sei sempre aperta sorvoleremo i campi arati i padrieterni le alluvioni e tu che collassavi ci abitueremo a tutto anche a quello che scrivi ai parcheggi deserti fuori da mirafiori agli eserciti israeliani schierati ma erano grattacieli abbattuti erano grattacieli crollati come te ieri sera alle undici ci troverai schierati ci troverai schierati ci troverai schierati ci troverai schierati ma eravamo illuminati morti per folgorazione a nove metri ustionati dai nostri desideri che come le lacrime noi cadiamo negli angoli e sulle portaerei che finiti i tuoi terremoti ci eravamo addormentati che finiti i tuoi terremoti ci eravamo addormentati che finiti i tuoi terremoti ci eravamo addormentati che finiti i tuoi terremoti ci eravamo addormentati si schianteranno ancora in cielo sopra di noi le frecce tricolori come quella sera si schianteranno ancora in cielo per noi le frecce tricolori come quella sera


LE PETROLIERE

i ricordi sopravvissuti ai nostri ultimi raid aerei sono sugli autobus sfiniti che dormono in piedi metti in lavatrice i cieli neri i foglietti illustrativi e tutti i nostri ieri non ci rinnoveranno i contratti e nelle corsie dei supermercati i tuoi occhi nel cellophane e ci hanno fucilati parlavamo delle nostre interiorità come se fossero delle metropoli degli edifici antisismici delle camere a gas. parlavamo degli spargimenti di soldati in periferia, avevamo l’inesperienza necessaria dei fogli di via e la mattina i capelli coperti di brina ti avrei portato a nuotare dove affondano le petroliere ti avrei portato a nuotare dove affogano le petroliere e se ti piove dentro e se hai i temporali dentro e coi tuoi sospiri fai cadere i governi e coi tuoi sospiri fai crollare i governi e ti cercano con gli elicotteri e ti cercano con gli elicotteri i ricordi sopravvissuti ai nostri ultimi raid aerei sono sugli autobus sfiniti che dormono in piedi metti in lavatrice i cieli neri i foglietti illustrativi degli psicofarmaci non ci rinnoveranno i contratti e nelle corsie dei supermercati i tuoi occhi nel cellophane e ci hanno fucilatitanto ti proteggeranno i sindacati non ti proteggeranno i sindacati sputavamo delle stelle dal terzo piano sull'hinterland ma era proprietà privata ma era proprietà privata le tue parole sono residui bellici e cicatrici e sorrisi sulle facce degli ex edifici pubblici trasformati in parcheggi ridistribuiranno i redditi e i nostri sogni più abbordabili dentro di noi in quei corridoi bianchi interminabili tra i tuoi aerei dispersi e i nostri pochi giorni liberi metteranno in vendita il colore dei tuoi occhi come dati statistici metteranno in vendita il colore dei tuoi occhi come dati statistici ti avrei portato a nuotare dove affondano le petroliere ti avrei portato a nuotare dove affogano le petroliere


PER RESPINGERTI IN MARE

Forse il nostro viaggio porta un po’ più lontano tu sorridevi agli autovelox e mi spedivi contro e spedivi contro il pentagono i tuoi aerei pieni di armi e di beni materiali le parole d’amore delle centrali nucleari e tutti gli altri vietnam e per le trasfusioni vuoi la vernice rossa perché è più coreografica quando mi hai detto che sono come l’edera quando ti ho detto che sei come l’edera e hai deciso che sei lesbica i tuoi pensieri sono spesso delle stesso materiale del cielo di milano sventolano dei fazzoletti bianchi dalle finestre quando passiamo per salutarci o perché si arrendono e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano e neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano il motore eterno del nostro furgone le ombre rosse il tono della tua voce che era per rischiarare sulle puttane in viale europa ricominciava a nevicare su questo schifo di amore era per respingerti in mare per farmi tempeste e lente rappresaglie e come tante utilitarie per conformarci ad un certo modello di dolore per un malinteso senso del progresso per un difetto di fabbricazione nei cieli di regina coeli e nei negozi chiusi dove cazzo siete andati tutti i vostri sguardi che fondevano i metalli e i camionisti addormentati su di noi ai centodieci i nubifragi tra le tue ciglia e il guardrail come vorrei i tuoi fuochi artificiali le tue cazzo di canzoni commerciali ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti oppure uccisi da putin quanto costano quanto costano quanto costano quanto costano i tuoi amici che si contano sui petali di quei fiori che quando soffi si disfano gli aerei per palermo fermi a prendere freddo i dieci grammi nel tuo reggiseno i pescherecci che non tornano quei lunghi mesi immobili i santi i raccoglitori di pomodori le bombe al fosforo quei momenti che respiravamo forte come se stessimo correndo come per commemorare i tuoi capelli lunghissimi i lavori irregolari i militari iraniani i tramonti che hanno dei colori chimici i detenuti morti i venti forti dai deserti libici i venti che incendiano i campi nomadi le meteoriti le navi ferme immobili tra l’italia malta e la libia i primi fari antinebbia le nostre ultime bufere violente le guardie notturne che vanno a dormire e non c’è niente da capire non c’è niente da capire avremmo fatto una figura migliore ad annegare ubriachi l’altra sera nel tevere avremmo fatto una figura migliore a continuare a bere e annegare l'altra sera a trastevere avremmo fatto una figura migliore a continuare a bere e annegare sabato sera nel tevere avremmo fatto una figura ad annegare ubriachi io e te nel tevere


I NOSTRI CORPI CELESTI

i nostri corpi celesti e i nostri arrivederci scritti sui vetri rotti le periferie lunari i nostri compromessi storici per non ferirci e ti ricordi che i nostri sogni sfioravano i soffitti le trasformazioni le nostre new york interiori e i mazzi di fiori ai bordi delle strade provinciali e poi le ali le ali le ali che ti escono dalla schiena e le polveri sottili dei nostri cuori neri e ti ricordi che i nostri cieli arrivavano ai soffitti le vetrine deserte dei tuoi occhi qualche scontro di lamiere e di astri e succursali di paradisi terrestri e di grandi aziende nell’europa dell’est finestre di palazzi indifferenti e poi per noi sbiadivano tra le antenne i tramonti e ti ricordi che i nostri sogni sfondavano i soffitti ti ricordi i nostri disperati sogni di via ripagrande e di viale krasnodar ti ricordi i nostri disperati sogni di viale monza ti ricordi i nostri disperati sogni di via ripagrande e di viale krasnodar ti ricordi i nostri disperati sogni di viale monza che si infrangevano contro i soffitti e facevano delle specie di affreschi


LE RAGAZZE KAMIKAZE

e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti guardare i fuoristrada che s’incastrano nei vicoli e misurarci i battiti cardiaci con i sismografi perché hai delle cose da dirmi e da tirarmi e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti falliscono le compagnie aeree le banche e le case discografiche e chissenefrega come le città che ci telefonano di sera che hanno la voce forte di tua madre i nostri disagi economici e gli stessi padri che parlano con i cani coloreremo ancora le bici rubate di verde militare per nasconderci nei parchi e nei parcheggi a scopare tanto nei telegiornali troveranno altri sinonimi e astronavi o transatlantici dei finanzieri dormitori in fondo al mare per tutti gli altri e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti il blu oltremare delle nostre anime assiderate che se avevi gli occhi lucidi era per la congiuntivite altre orchestre di clacson sotto le nostre finestre altre stelle comete meteore e voli di trenta metri dalle impalcature si alzerà il livello delle acque e le tue ragazze kamikaze si alzerà il livello delle acque le ragazze kamikaze le tue poesie di quattro righe nei nostri sogni ricorrenti ci sono dei blackout perché ci sono troppi condizionatori accesi​ nei nostri inutili patti atlantici notturni tra le lenzuola e tutti gli altri continenti e la reazione dei residenti la reazione dei residenti e la reazione dei residenti la reazione dei residenti erano le paure di tutti le armi i progressi tecnologici i tuoi discorsi luminosi e le grida delle madri che coprivano tutto era per cercare di venderti e di vederti le tue illuminazioni i nostri cristi fosforescenti i nostri pomeriggi appesi appesi come mussolini e lunghi tirocini incendi nei tuoi capelli biondi e fiumi di detersivi e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti tu non preoccuparti
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